Carmagnola è stata scelta per eccellenza "Città per l'allevamento e l'addestramento di Tamarri". Qui di seguito troverete una breve guida tattica per riconoscere prontamente e apprezzare al meglio questi individui.
Termine scientifico: Homo Tamarrus
Abbigliamento e accessori: il Tamarro D.O.C. indossa: camicia con colletto alzato, giubbottino shock abbottonato in due punti (al top se sui bottoni è raffigurata una svastica), jeans iperaderenti tritaballe, calzini fluorescenti con lieve effetto strobo, scarpe stile barca a punta rigorosamente quadrata. Recenti mutazioni genetiche hanno portato alla comparsa di individui in giacca e cravatta, ma non lasciatevi fuorviare dal solo cambio di abbigliamento: il vero tamarro si può continuare a riconoscere dai capelli corti sparati e totalmente incementati per via dello shampoo fatto direttamente con il gel, occhiali da sole (che porta anche di notte) collanina d'oro posta in bella vista (i tamarri con meno disponibilit� invece portano le collanine 10 x 1 Euro comprate in spiaggia), orologio in acciaio e piombo da 10 chili (che li fa risparmiare sull'abbonamento della palestra), cellulare con suoneria di Mauro Piccotto, sigarette Marlboro (per i tamarri pi� vissuti sigarette farcite al moffo). I tamarri pi� alla moda, prima di uscire si danno anche una passata di fondotinta e matita, per completare le 16 ore passate davanti alla lampada abbronzante. Abbinare assieme questa accozzaglia di schifezze fa parte della Cerimonia di Vestizione di ogni tamarro.
Auto: fino a qualche anno fa il modello più gettonato era la Uno Turbo, inseparabile compagna di tante tamarrate.
Ora viaggiano su auto tipo Fiat Punto, truccate personalmente dalle loro abili mani tamarre. Cambio e volante da rally, assetto ribassato, minigonne, marmitte stile grondaia sono un classico per ogni Tamarromachine. Immancabile l'autoradio con casse da 1.200 Watt, che diffondendo le magiche note di DJ Bruno Power è capace di far agitare come tarantolati tutti i tamarri che si trovano nel raggio di 5 Km.
All'interno dell'auto si possono trovare:
- 6 Ambi Pour,
- il santino di Dj Tatanka,
- ciondolo con lucina stroboscopica
- quadretto di Dj Sandro Replay
Lo stile di guida è il classico: una mano sul volante e uno sul pomello del cambio. Il tamarro grezzo invece guida con il braccio fuori dal finestrino, facendo così risaltare il tatuaggio maori che porta sul braccio sinistro.
Habitat:
si possono vedere intere migrazioni di tamarri quando in città giungono le giostre: infatti appaiono incredibilmente ipnotizzati dalla musica dance e dalle lucine colorate, meglio se stroboscopiche e psichedeliche, inoltre sono incredibilmente attratti dal punchingball. Tramite questo Attrezzo Divino il tamarro può elevarsi socialmente dimostrando tutta la sua potenza ai tamarri dei gironi inferiori. Nonostante questo, la discoteca rimane comunque il ritrovo principale di questi esseri, essendo infatti il tempio della religione tamarra: la fontana a cui ogni tamarro si abbevera settimanalmente. Occorre ricordare che ogni tamarro per essere degno di entrare in una discoteca di tendenza deve pregare almeno una volta al giorno in direzione della casa di Dj Mario +
Linguaggio: il linguaggio è molto colto e raffinato (tipo: Minchia oh, cazzo vuoi? cazzo guardi?), ma il vocabolario tamarro è composto da circa 5 frasi.
Combinandole tra di loro i tamarri sono in grado di ottenere discorsi interi. Gli argomenti che interessano i tamarri sono culturalmente impegnati e di indubbia utilità sociale: risse, donne, discoteche, macchine.
- Ti do mezz'ora di schiaffi in cinque minuti
- Ti volo addosso !! ti sto alzando le mani!! ti ficco uno 0,45% di schiaffi
- Ti do le sberle due a due finchè non diventano dispari
- Ti scendo le mani in viso
- Ti proietto il film di Van Damme in faccia.
- Ti metto in tasca e ti gonfio quando c'ho tempo
- Ti faccio entrare in simbiosi con quel muro
- Ti ficco una tale manata che per dartene un'altra ti devo venire a cercare
- Non ti passa più con le mazzate che ti do, devi portarti i panini da casa
- Ti stacco le mani e ti ci picchio
- Stai per inciampare in un cespuglio di schiaffi
- Ti esco la lama.
- Oh, guarda che pigli schiaffi
- Minchia, ti faccio troppo male fisico
- Ti ficco una sberla che dopo tre giorni che giri ti arrestano per vagabondaggio
- Ti prendo a schiaffi così tanto che quando ho finito devo ancora iniziare
Speciale Metropolitane dei "riflettori" Dancan e Must
Ci presentiamo. Forse qualcuno ci chiederà perchè abbiamo scelto questo nome... Il fatto è che tenteremo di "illuminarvi", "riflettendo" sulla popolazione della nostra città. Cominceremo trattando in generale di una specie in estinzione.
- Gli Zarri -
La specie degli zarri malignamente chiamati tamarri o tarri, fece la sua comparsa a Carmagnola nei primi anni Novanta. Da allora la popolazione zarra è molto cresciuta, fino a poco tempo fa, quando è iniziato il suo rapido declino. L'età media degli individui va oggi dai15 ai 25-30 anni (per i casi cronici). Il loro habitat favorito sono le piazze e i giardini pubblici, dove essi si radunano in grandi numerosi branchi. Recentemente la loro innata e talvolta insana abitudine di fare le "vasche" in via Valobra, su infernali macchine tirate al massimo, è stata crudelmente interrotta da improvvisi mutamenti ambientali: formazione di catene montuose non segnalate e boschetti di alberi semoventi (per intenderci: dossi e fioriere). Ecco perchè il terreno di azione di questi simpatici soggetti è oggi ridotto a piazza Martiri e zone limitrofe.
La maggior concentrazione di zarri si riscontra quando giungono in città le giostre. Essi infatti appaiono fatalmente attratti dalla musica dance (da discoteca) e dalle lucine colorate, meglio se stroboscopiche e psichedeliche. In tali occasioni è possibile osservare come questi individui si dedichino ad attività inutili e dispendiose volte principalmente ad intimidire i rivali ed impressionare le femmine.
Altro luogo molto favorevole per incontri ravvicinati con zarri sono le discoteche, meglio quelle di tendenza e dovunque non ci sia selezione all'ingresso. Uno zarro su una pista di "progressive" (musica composta da suoni alienanti e ripetitivi) si comporta in genere come un pesce fuor dall'acqua, si agita terribilmente.
Nel prossimo numero, direttore permettendo, troverete la nostra guida pratica al riconoscimento e classificazione di questa specie ormai rara. Nel frattempo se qualcuno fosse interessato allo "zarro watching", il luogo migliore per l'osservazione delle famose "vasche" con formidabili sgommate sembra corso Matteotti.
Tratto da "Il Carmagnolese" n° 10 - ottobre 1998 -
- Guida pratica al riconoscimento e classificazione degli zarri -
Gli zarri si dividono in due varietà a seconda dell'origine: i meridionali e i barotti (padani). Entrambe le varietà frequentano i medesimi luoghi.
Hanno abitudini molto simili riguardo la musica e tengono sempre ben in vista il cellulare in una mano e le sigarette nell'altra (Marlboro e Merit). Evidente la tendenza dei barotti a imitare i meridionali.
Zarri meridionali: hanno capelli corti tinti di giallo (talvolta anche il pizzetto), glassati al gel con una ricrescita scura ben visibile che li rende simili a istrici; immancabile l'anello al naso. La loro livrea è costituita da jeans strappati, camicia aperta in modo da mostrare il crocifisso, maglioncino legato sulle spalle, il tutto di marca. Recenti mutazioni genetiche hanno portato alla comparsa di individui in giacca e cravatta. Le loro auto sono modelli di base (Fiat Punto) munite poi di cerchi in lega e minigonne; sono truccate, con marmitte bucate o rumorose tipo Harley Davidson: il che facilita una rapida individuazione e la conseguente fuga. Negli interni delle auto di entrambe le variet� si trovano cinture di sicurezza, volante e pomello del cambio da rally oltre che oggetti vari per nascondere le casse dell'autoradio (cuscini, peluches, scatole da scarpe...).
Zarri barotti: avendo la tendenza a imitare i meridionali, si conciano in modo simile con l'aggiunta di giubbotti di pelle e anfibi paramilitari. Utilizzano macchine più costose ( Fiat Bravo) e super accessoriate, cerchi in lega, minigonne, assetto sportivo (macchina ribassata).
Zarrette: queste dolci cianfulle, scusate fanciulle, si distinguono per il loro linguaggio colto e raffinato (tipo "Minchia oh! Ma che cazzo stiamo dicendo?"), che le avvicina molto a un'altra specie in estinzione: gli scaricatori di porto. Le loro chiome, cortissime o lunghissime che siano, variano dalle tinte classiche ad altre, indescrivibilmente vomitevoli. Portano orecchini in tutte le parti del corpo, visibili e (teoricamente) non visibili. Indossano pantaloni molto aderenti, gonne lunghe o minigonne ascellari con anfibi. Forse per risparmiare, le loro maglie vanno strette un paio di taglie. Nonostante la variet� infinita dei colori del loro make-up da caccia, sembrano tutte appena uscite da un'opera giovanile di Picasso.
Se doveste incontrare simili esemplari in un loro abituale luogo di pascolo o abbeveraggio, li riconoscerete facilmente dai borsoni da viaggio che si trascinano dietro e dai quali estrarranno immancabilmente sigarette e cellulare, per porli ben in vista sul tavolino.
Linguaggio: utilizzano uno slang costituito da parole italiane, pseudo-straniere, dialettali e neologismi. Pietoso il caso dei barotti che, spinti dal cieco istinto, cercano di imitare il linguaggio meridionale con accento piemontese. I loro discorsi vertono esclusivamente su argomenti culturalmente impegnati, come macchine, donne, risse e discoteche. I lettori che desiderano approfondimenti specifici su questa affascinante specie, ci scrivano, in redazione.
I vostri DanCan e Must - Un ringraziamento al caro Barda per la preziosa disponibilità e collaborazione.
Tratto da "Il Carmagnolese" n° 11 - novembre 1998 -
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